Brunello Cucinelli e l’Intelligenza Artificiale: quando l’algoritmo incontra l’anima
Un nuovo episodio del podcast “Storie che insegnano”
Può davvero convivere uno dei simboli più poetici e umanistici dell’imprenditoria italiana con la tecnologia più discussa e temuta dei nostri tempi? È la domanda da cui nasce il nuovo episodio del Podcast Storie che insegnano dedicato a Brunello Cucinelli e al suo rapporto sorprendente – e profondamente filosofico – con l’intelligenza artificiale.
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La storia che racconto non è la solita biografia patinata. È un viaggio dentro una visione: quella di un imprenditore che ha trasformato un borgo medievale in un laboratorio vivente di bellezza, etica e lavoro dignitoso… e che oggi sceglie di abbracciare l’IA senza tradire ciò in cui crede. Ma per capire questa scelta bisogna tornare indietro, molto indietro.
Tutto parte da un’infanzia semplice, quasi sacra, in un’Umbria del dopoguerra fatta di case senza elettricità e cieli stellati che sembravano parlare ai bambini curiosi. È lì che nasce lo sguardo di Brunello, un bambino che vedeva nel Creato un ordine morale da rispettare. Eppure è un altro sguardo – quello lucido e ferito di suo padre, umiliato sul lavoro – a segnare davvero il suo destino. Da quel giorno, Cucinelli decise che nessun lavoro doveva togliere dignità all’essere umano.
Questa promessa diventa progetto nel 1978, quando comincia a costruire la sua impresa partendo praticamente da zero. Non aveva esperienza nella moda, né risorse, ma aveva un’idea: creare un’azienda che facesse utili “graziosi”, come li chiama lui, e nello stesso tempo custodisse una bellezza morale. In quegli anni il cachemire colorato che introdusse sembrava quasi un dettaglio estetico. In realtà era l’inizio di un modo diverso di fare impresa, dove persone, luoghi e valori pesano quanto i numeri.
Ma il cuore dell’episodio – la parte che davvero sorprende – arriva oggi. Perché Cucinelli, che cita Marco Aurelio e San Benedetto più spesso dei manuali manageriali, nel 2024 presenta un sito web basato interamente sull’intelligenza artificiale: brunellocucinelli.ai. Non come atto di moda tecnologica, ma come scelta meditata.
Una tecnologia che accompagna, non impone.
Che semplifica, ma non sostituisce l’uomo.
Che prova – per quanto possibile – a essere gentile.
Accanto a lui, sul palco di Solomeo, c’è un altro protagonista inatteso: Francesco Milleri, voce autorevole sulla trasformazione digitale, che lancia una frase capace di ridisegnare il dibattito sull’IA:
“L’intelligenza artificiale o è un’arca, o è il diluvio.”
Cosa significa davvero?
Come si incontrano l’anima e l’algoritmo?
E quale lezione può trarne chi fa impresa oggi?
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