Nel 1953, in un modesto laboratorio di San Diego, tre uomini inseguivano un sogno: creare una formula capace di respingere l’acqua e prevenire la ruggine sui razzi spaziali. Dopo 39 tentativi falliti, il quarantesimo cambiò tutto. Nacque così il WD-40, un prodotto semplice, versatile e destinato a diventare un alleato fidato in milioni di case e officine nel mondo. Una storia di tenacia, intuizione e ingegno americano.
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WD-40: la magia nata da un piccolo laboratorio
Nel mondo dell’innovazione, siamo abituati a pensare che le grandi idee nascano in luoghi prestigiosi, con laboratori ultra-tecnologici o team di ricerca finanziati da investitori milionari. La storia del WD-40 dimostra invece l’esatto contrario: a volte la scintilla decisiva scocca in uno spazio minuscolo, animato solo da ostinazione, ingegno e un obiettivo apparentemente impossibile.
Siamo a San Diego, California, nel 1953. C’è il sole, c’è il mare e c’è un’America che guarda al futuro con un misto di entusiasmo e tensione geopolitica. È l’alba della corsa allo spazio. In un piccolo laboratorio nasce la Rocket Chemical Company, fondata da tre uomini destinati – senza ancora saperlo – a scrivere una delle storie più sorprendenti dell’industria mondiale: Norman B. Larsen, mente giovane e visionaria; Gordon Dawson, tecnico prudente e scrupoloso; John B. Gregory, esperto, concreto, uomo di equilibrio.
Non hanno capitali, non hanno fama, non hanno appoggi istituzionali. Hanno però un obiettivo assai ambizioso: creare una formula in grado di respinge l’acqua e prevenire la corrosione dei razzi. Un compito tutt’altro che banale, soprattutto per un gruppo così piccolo.
Nel loro laboratorio si lavora in silenzio, con pazienza. Il tavolo è pieno di provette, appunti, tentativi falliti. Scrivono formule, mescolano sostanze, testano risultati. Uno, due, venti, trenta, trentanove tentativi. Tutti sbagliati. Tutti da rifare. Ma nessuno dei tre si arrende. È qui che si riconosce il tratto distintivo dei veri innovatori: la capacità di vedere oltre la fatica, oltre l’insuccesso, oltre la frustrazione.
Poi succede. Alla formulazione numero quaranta, la miscela funziona. È stabile, efficace, risolve il problema. Norman scrive sul taccuino la nota che cambierà per sempre il destino dell’azienda: Water Displacement – 40th attempt. È la nascita del nome WD-40, uno dei brand più riconosciuti al mondo.
Il prodotto funziona perfettamente nell’ambito aerospaziale, ma Larsen ha un’intuizione geniale: se questa formula può proteggere i razzi, allora può anche aiutare le persone comuni nella vita quotidiana. Nel 1958 decide di commercializzarla in una bomboletta spray. E lì inizia un percorso completamente nuovo: meccanici, agricoltori, ciclisti e appassionati di fai-da-te lo provano e non lo lasciano più. Il passaparola cresce. L’azienda noleggia auto, carica casse nel bagagliaio e va di negozio in negozio per proporre il prodotto. Nelle giornate migliori vendono 45 casse: numeri piccoli, ma promettenti.
La spinta decisiva arriva nel 1961, quando l’uragano Carla devasta parte della costa americana: migliaia di attrezzi e veicoli vengono salvati proprio grazie al WD-40. Il prodotto diventa un “eroe silenzioso”, utile, semplice, indispensabile.
Nel 1969 arriva la scelta che consacrerà definitivamente il brand: il CEO John Barry cambia il nome dell’azienda in WD-40 Company. Non sono più soltanto chimici: sono custodi di una formula che ormai ha una sua identità. Nel 1973 si quotano in borsa ottenendo un sorprendente +61% nel primo giorno. Tutto questo senza grandi campagne pubblicitarie, ma con una forza più solida: la fiducia delle persone.
Negli anni successivi il WD-40 conquista garage, magazzini, laboratori, case di tutto il mondo. È ovunque. È diventato una di quelle presenze discreta ma insostituibili, capace di risolvere problemi piccoli e grandi. Nel 1993 l’azienda supera i 100 milioni di dollari di fatturato e si afferma come una delle realtà più redditizie del NASDAQ.
Eppure, al cuore di questa storia rimane sempre la stessa immagine: tre uomini in un piccolo laboratorio, un sogno che sembra troppo grande e una formula riuscita solo al quarantesimo tentativo. Un potente promemoria di quanto la perseveranza possa essere una forma di talento, e di come anche un’idea tecnica possa cambiare la vita di milioni di persone.
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