IL “VOTO” FINALE: PREMIARE QUANTITÀ’ O QUALITÀ’?

Il Momento Della Valutazione Finale

Che sia a seguito dello svolgimento di un esame, di una interrogazione o di una prova pratica, al termine di ogni percorso formativo che si rispetti, arriva il momento della valutazione finale. 

Il grado di positività della valutazione, testimonia l’acquisizione (o meno) degli insegnamenti, da parte dell’allievo. Strutturare questa fase nella maniera più opportuna, è determinante per  rendere consapevole lo studente delle proprie potenzialità e capacità, evidenziando contemporaneamente gli aspetti meno sviluppati del suo know how.

criteri di valutazione dello studente

Valutare In Modo Costruttivo

Una valutazione educativa e costruttiva, deve infatti essere costruita, seguendo molteplici parametri. Un giudizio sulle competenze acquisite, non deve essere fine a se stesso, ma deve contribuire ad un’ulteriore “formazione” dello studente. E’ indispensabile premiare i risultati ottenuti ed al contempo fornire consigli su come “migliorare”. Bisogna, quindi, basare la valutazione sul “modello” di una critica costruttiva, che sottolinei i “punti di forza” e i “punti di debolezza” del candidato. Rafforzare la sicurezza e l’autostima dello studente, incoraggiandolo a progredire e a lavorare sempre di più e meglio.

Attenzione: abbiamo parlato di giudizi “costruttivi”, quindi, niente mortificazioni o “stroncature” inutili e diseducative. La valutazione, anche quando è negativa, deve servire a “crescere”.

Metodo e Criteri di Valutazione

Altri due frangenti che vanno analizzati durante il processo di certificazione delle competenze, sono il “metodo” e i “criteri” che vengono adottati: in base a quale “metro di paragone” possiamo affermare che una persona ha assimilato i contenuti didattici affrontati? 

C’è chi si attiene scrupolosamente ad una “griglia di valutazione”, che assegna un punteggio proporzionale alle “risposte esatte” dell’ esame finale. C’è chi invece si affida a standard completamente soggettivi. Queste due tecniche, seppure agli antipodi tra loro, assolvono entrambe allo stesso scopo: dichiarare se lo studente è “preparato” e “capace” di applicare ciò che ha imparato, in un contesto lavorativo.

La Componente Psicologica

Tuttavia, strutturare una valutazione su parametri totalmente oggettivi, o al contrario, estremamente soggettivi, comporta un giudizio complessivo “carente” sotto alcuni aspetti. Uno schema rigido, che risponde a risultati matematici, non considera la componente “psicologica” dell’individuo. Non si devono tralasciare, infatti, elementi quali l’impegno, la determinazione, la costanza nell’apprendere. Esaminare uno studente senza criteri obiettivi, porta, invece, a formulare un giudizio sommario, impreciso, non utile ai fini educativi.

Una valutazione completa e articolata, deve analizzare sia la parte didattica e dei contenuti appresi, sia quella “comportamentale”, dando la giusta importanza ad entrambe. Ottenere l’approvazione e un giudizio positivo degli atteggiamenti e delle qualità con cui si è affrontato il percorso scolastico, contribuisce al loro consolidamento e alla loro evoluzione. In questo modo si riesce ad apportare una “formazione nella formazione”.

La Personalità

Ogni valutazione interagisce e “dialoga” con la personalità dell’allievo. Effetti positivi si riscontrano anche in una valutazione comportamentale negativa: quando lo studente “prende coscienza” di ciò che ha sbagliato e su cui deve lavorare, mette in atto un cambiamento interiore, che si rivelerà fondamentale per vivere il suo futuro professionale e sociale.

Confermare con una valutazione “quanto” si è appreso e “come” si è appreso, considerando la totalità del “viaggio” formativo intrapreso, risulta una vera e propria “risorsa” per l’allievo, che non dimenticherà il giudizio ricevuto. Apprendere vuol dire anche questo: un giudizio come stimolo per eccellere.

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